Un mercato che si autoalimenta

Il mercato azionario americano sta vivendo una fase in cui il rialzo non dipende più soltanto dai fondamentali economici, ma anche da una serie di meccanismi tecnici che si alimentano a vicenda.

In appena sei settimane il posizionamento in opzioni è passato da uno dei livelli più ribassisti della storia a uno dei più rialzisti. L’esposizione netta dei grandi intermediari in opzioni è salita da -7,24 miliardi di dollari del 27 marzo a +21,30 miliardi dell’8 maggio.

È un cambio di regime molto rapido.

Prima il mercato prezzava paura.
Ora prezza stabilità, continuità del rialzo ed euforia.

Il punto, però, è che quando tutti sono già posizionati nella stessa direzione, il mercato può sembrare molto solido, ma diventa anche più fragile.

La stabilità non scompare.
Semplicemente è già tutta incorporata nei prezzi.

Dalla paura all’euforia

Anche lo spread tra opzioni put e call sui singoli titoli dell’S&P 500 conferma questa lettura. Le opzioni di protezione costano poco perché pochi investitori le stanno cercando.

Questo non significa che il mercato non possa continuare a salire. Significa però che oggi il mercato sta già scontando uno scenario molto favorevole.

Quando le coperture costano poco, spesso non è perché il rischio è sparito.
È perché il mercato ha smesso di guardarlo.

Le cinque forze che spingono il rialzo

Secondo Charlie McElligott di Nomura, il movimento attuale è sostenuto da cinque forze principali.

La prima è fondamentale. L’economia statunitense ha accelerato. Il PMI manifatturiero è tornato sopra quota 52, gli indicatori di sorpresa economica e occupazionale sono positivi, e il quadro macro è passato da rallentamento a espansione.

Anche gli utili societari stanno dando supporto al mercato. Nel primo trimestre 2026, gli utili per azione dell’S&P 500 sono cresciuti del 17% anno su anno, segnando il sesto trimestre consecutivo a doppia cifra.

Un elemento importante è che il rialzo non deriva solo dall’aumento dei multipli. Le stime sugli utili sono salite, mentre il rapporto prezzo/utili è sceso da 22 a 21 volte.

In altre parole, il mercato non sta salendo solo perché gli investitori pagano di più gli stessi utili. Sta salendo perché gli utili stanno crescendo.

La seconda forza è il sotto-posizionamento degli investitori istituzionali. Lo shock geopolitico di marzo in Medio Oriente aveva spinto molti fondi macro e gestori tradizionali a ridurre l’esposizione azionaria.

Quando il mercato è ripartito, molti si sono trovati indietro rispetto al rialzo. Per recuperare performance, hanno dovuto comprare. E spesso hanno comprato proprio i titoli che stavano già salendo: tecnologia, semiconduttori e grandi capitalizzazioni.

Da qui nasce un meccanismo molto particolare:

mercato sale, gli investitori rincorrono, comprano opzioni call, e la volatilità sale insieme al mercato.

È una dinamica insolita, perché normalmente la volatilità aumenta quando il mercato scende. In questa fase, invece, la volatilità sale anche nei giorni positivi.

La terza forza è meccanica. I fondi sistematici, come i CTA, sono ancora relativamente poco esposti. La loro logica quantitativa li porta ad aumentare l’esposizione quando il mercato sale e la volatilità resta sotto controllo.

Il risultato è semplice: più il mercato sale, più alcuni fondi sono costretti a comprare.

La quarta forza è la rincorsa tramite opzioni call. La scorsa settimana il volume nozionale di opzioni di acquisto sull’S&P 500 ha raggiunto 2,6 trilioni di dollari in una sola giornata, un record assoluto.

Anche il Nasdaq mostra segnali estremi: la volatilità realizzata nei giorni di rialzo è oggi dieci volte quella dei giorni di ribasso, il livello più elevato dal 1986.

È il segnale matematico di un mercato che, almeno per ora, si sta muovendo quasi in una sola direzione.

La quinta forza riguarda gli ETF con leva. I loro patrimoni totali sono ai massimi storici, circa 177 miliardi di dollari, con una concentrazione molto forte su tecnologia, intelligenza artificiale, semiconduttori e grandi capitalizzazioni.

Questi strumenti devono ribilanciare ogni giorno. Quando il mercato sale, devono comprare per mantenere costante la leva.

Nell’ultimo mese avrebbero generato circa 115 miliardi di dollari di acquisti netti. E questi flussi si sono concentrati proprio sui titoli che stanno già guidando il rialzo.

Il ciclo si chiude su se stesso:

i flussi sostengono i prezzi, i prezzi attirano altri flussi, e i prodotti a leva comprano ancora.

Il superciclo degli investimenti tecnologici

A queste forze tecniche si aggiunge una conferma fondamentale: il superciclo degli investimenti delle grandi società tecnologiche.

La stagione degli utili del primo trimestre ha mostrato un cambio di regime nel modo in cui le aziende stanno usando il capitale.

Gli investimenti aziendali dell’S&P 500 sono cresciuti del 38% anno su anno, mentre i riacquisti di azioni proprie sono aumentati solo dell’1%.

Goldman Sachs stima per il 2026 circa 2 trilioni di dollari di investimenti da parte delle società dell’S&P 500, contro circa 1 trilione di riacquisti azionari.

Per la prima volta dopo molti anni, le aziende stanno investendo più di quanto restituiscano agli azionisti.

Questo cambio sostiene tutta la filiera collegata all’intelligenza artificiale: semiconduttori, memoria, ottica, raffreddamento, infrastruttura elettrica, data center e catene di fornitura nei mercati emergenti.

È una delle ragioni per cui il mercato continua a premiare i settori legati all’AI.

Dove può rompersi il meccanismo

Il problema è che lo stesso meccanismo che oggi amplifica il rialzo può amplificare anche il ribasso.

Finché il mercato sale o resta laterale, l’elevata esposizione dei dealer in opzioni contribuisce a stabilizzare l’indice.

Ma se vengono violati alcuni livelli chiave, quella stessa struttura può trasformarsi in un acceleratore di vendite.

Lo stesso vale per gli ETF a leva. Oggi comprano sui rialzi. Ma in caso di correzione dovrebbero vendere per ribilanciare.

Una correzione del 5% sul settore tecnologico potrebbe quindi generare vendite forzate molto rilevanti.

Il mercato appare stabile proprio perché molti meccanismi sono costruiti per funzionare in uno scenario stabile. Ma questa stabilità è già nei prezzi.

I tre punti di vulnerabilità

McElligott individua tre aree critiche.

La prima riguarda il calendario tecnico: rinnovo delle opzioni dei fondi indicizzati con copertura, scadenza delle opzioni ed evento Trump-Xi concentrati nella stessa settimana.

Quando molti catalizzatori si concentrano nello stesso momento, il rischio di movimenti improvvisi aumenta.

La seconda vulnerabilità è il rischio idiosincratico sull’intelligenza artificiale. Un evento simile a DeepSeek, capace di mettere in discussione la narrativa sugli investimenti in AI, potrebbe innescare una correzione del Nasdaq.

In quel caso, i flussi meccanici che oggi spingono al rialzo potrebbero invertirsi.

La terza vulnerabilità riguarda i semiconduttori. L’indice Philadelphia Semiconductor è salito del 70% dai minimi di fine marzo e tratta circa il 59% sopra la media mobile a 200 giorni.

Secondo Bespoke Investment Group, un livello di estensione simile si è verificato solo in altre due occasioni storiche: luglio 1995 e marzo 2000.

Non significa automaticamente che il mercato debba crollare. Ma segnala un livello di eccesso molto elevato.

Lo scenario di breve periodo

Lo scenario base resta quello di un rialzo controllato fino alla scadenza delle opzioni e all’evento Trump-Xi di fine settimana. Nuovi massimi sono ancora possibili.

Tuttavia, proprio la concentrazione di eventi e il posizionamento estremo rendono il finale di settimana un primo test importante.

Il mercato è sostenuto da utili solidi e da un ciclo di investimenti strutturale. Ma è anche sostenuto da flussi tecnici molto potenti.

E quando un mercato dipende molto dai flussi, il problema non è il rialzo.
Il problema è cosa succede quando quei flussi si fermano o si invertono.

Cosa deve capire l’investitore

In questa fase non ha senso ignorare la forza del mercato.

I flussi vanno rispettati.

Ma non bisogna confondere un mercato forte con un mercato privo di rischi.

Le protezioni oggi costano poco perché pochi le vogliono. Ed è proprio questo il punto: spesso le coperture hanno più valore quando sembrano meno necessarie.

Il messaggio finale è chiaro: non è il momento di vendere protezione, ma di comprarla.

Le opzioni put su Nasdaq e semiconduttori sono indicate come possibili strumenti di copertura perché costano ancora relativamente poco rispetto al rischio implicito nella configurazione attuale.

Sintesi finale

Il mercato americano sta salendo grazie a una combinazione di fondamentali solidi, utili in crescita, economia in accelerazione, investitori costretti a rincorrere, fondi sistematici che comprano sui rialzi, boom delle opzioni call ed ETF a leva concentrati sui titoli tecnologici.

È un rialzo potente, ma sempre più autoalimentato.

La fragilità nasce proprio da qui: se il meccanismo funziona, il mercato può continuare a salire. Ma se si rompe, gli stessi flussi che oggi sostengono i prezzi possono trasformarsi in vendite forzate.

La stabilità attuale non va letta come assenza di rischio.

Va letta come rischio momentaneamente compresso.

Glossario

Opzioni call
Strumenti finanziari che danno il diritto di acquistare un’attività a un prezzo prefissato. Sono usate per puntare sul rialzo del mercato.

Opzioni put
Strumenti che danno il diritto di vendere un’attività a un prezzo prefissato. Sono spesso usate come protezione dai ribassi.

Dealer
Intermediari finanziari che comprano e vendono strumenti derivati, gestendo il rischio delle proprie posizioni.

Gamma
Misura tecnica che indica quanto cambia la sensibilità di un’opzione al movimento del prezzo sottostante. Può contribuire a stabilizzare o amplificare i movimenti di mercato.

CTA
Fondi sistematici che seguono modelli quantitativi e trend di mercato. Spesso comprano quando il mercato sale e vendono quando scende.

ETF a leva
Fondi quotati che amplificano il movimento giornaliero di un indice o settore, ad esempio due o tre volte. Richiedono ribilanciamenti frequenti.

Buyback
Riacquisto di azioni proprie da parte di una società. Serve spesso a restituire capitale agli azionisti e sostenere il prezzo del titolo.

Media mobile a 200 giorni
Indicatore tecnico usato per valutare il trend di lungo periodo di un titolo o indice. Quando un indice è molto sopra questa media, può segnalare forte estensione del rialzo.