Ci sono sedute di mercato che, a uno sguardo superficiale, sembrano non dire nulla. L’indice chiude invariato, i titoli dei giornali parlano di giornata “piatta” e l’attenzione si sposta subito alla prossima variabile macro. In realtà, alcune di queste sedute raccontano molto più di quanto dica il numero finale. È il caso di quanto osservato sull’S&P 500: una giornata apparentemente neutra che, al suo interno, ha mostrato una dinamica estremamente direzionale.
Non è stato un mercato fermo. È stato un mercato che ha iniziato a ruotare.
Un indice stabile, un mercato in movimento
La chiusura invariata dell’indice nasconde un’evidente rotazione settoriale. Le vendite si sono concentrate sui grandi leader del 2025, in particolare tecnologia e farmaceutici, mentre gli acquisti si sono distribuiti su un’ampia gamma di settori rimasti indietro negli ultimi mesi. Energia, consumi, materiali, immobiliare e industriali hanno tutti contribuito positivamente.
Non si è trattato di un classico episodio di risk-off. Il capitale non è uscito dal mercato, ma si è spostato all’interno del mercato, abbandonando le aree più affollate per cercare valore e leva operativa in segmenti meno posseduti. È una differenza fondamentale, perché segnala un cambiamento nella struttura della domanda, non un aumento dell’avversione al rischio.
Il segnale dell’energia e il ritorno della geopolitica
Il movimento più rilevante è arrivato dal settore energetico. Un rialzo così netto in una giornata di prese di profitto sulla tecnologia difficilmente può essere letto come un semplice rimbalzo tecnico. Il catalyst immediato è stato il Venezuela, ma il tema più ampio è il ritorno della geopolitica al centro della formazione del prezzo del petrolio.
Le discussioni su licenze, flussi di export e ruolo degli Stati Uniti nel consentire o limitare l’accesso del greggio venezuelano ai mercati internazionali hanno riattivato il premio di rischio sulla commodity. Nel breve termine questo significa maggiore volatilità sul prezzo del petrolio; sul piano azionario, invece, implica una rivalutazione improvvisa di un settore che arrivava a fine 2025 con posizionamento leggero e multipli compressi.
In un contesto simile, basta un miglioramento marginale delle aspettative sugli utili per generare movimenti rapidi e significativi.
Episodio isolato o inizio della “Grande Rotazione”?
A questo punto la domanda diventa inevitabile: quello che abbiamo osservato è solo un episodio tattico o l’inizio di qualcosa di più strutturale? In altre parole, il 2026 sarà davvero l’anno della “Grande Rotazione”?
Per provare a rispondere è utile guardare a uno scenario delineato recentemente da Citigroup, che descrive il 2026 come un anno di mercato toro persistente, ma caratterizzato da volatilità elevata e da una struttura profondamente diversa rispetto al 2025. Il punto centrale non è tanto il livello finale dell’indice, quanto il percorso che il mercato potrebbe seguire per arrivarci.
Secondo Citigroup, il mercato azionario americano può continuare a salire grazie a una crescita degli utili più robusta e, soprattutto, più diffusa. La stima di utile per azione per l’S&P 500 è pari a 320 dollari, superiore al consenso, e poggia su un presupposto chiave: l’allargamento della partecipazione alla crescita.
Dal mercato concentrato a un mercato più partecipato
Il 2025 è stato l’anno della concentrazione. Un numero ristretto di titoli ha dominato performance, flussi e crescita degli utili, rendendo il mercato estremamente efficiente dal punto di vista dell’indice, ma anche fragile. Quando pochi titoli contano per una parte così rilevante del risultato complessivo, basta una crepa su uno di essi per generare instabilità.
A fine 2025 il quadro era quello di un mercato a due velocità. Da un lato, i titoli growth legati all’intelligenza artificiale e alle mega-cap tecnologiche continuavano a beneficiare di revisioni positive degli utili. Dall’altro, gran parte del resto dell’indice restava indietro, con multipli compressi e aspettative di crescita modeste.
In un contesto simile, l’indice può continuare a salire, ma la partecipazione si restringe, creando le condizioni per una fase di rotazione non appena emergono segnali credibili di cambiamento nel ciclo degli utili.
Intelligenza Artificiale: dagli abilitatori agli adottatori
Uno dei pilastri della tesi di Citigroup riguarda proprio l’evoluzione del tema Intelligenza Artificiale. Dopo una prima fase dominata dagli “abilitatori” – semiconduttori, infrastrutture e cloud – il 2026 potrebbe segnare l’ingresso nella fase degli “adottatori”.
È il passaggio dalla costruzione della capacità alla monetizzazione della tecnologia. Quando l’AI inizia a tradursi in produttività, efficienza operativa ed espansione dei margini, il beneficio non resta confinato a poche società, ma si diffonde trasversalmente all’economia. Questo cambia radicalmente la composizione della crescita degli utili, spostando il baricentro da un growth altamente concentrato a una crescita più ampia e più ciclica.
Il punto forse più importante: cambia la distribuzione della crescita
Nel 2026 la crescita degli utili del “resto dell’indice” è attesa essere superiore a quella dei Magnifici 7. Non è una previsione di debolezza dei leader, ma un cambiamento relativo nella distribuzione della crescita. I mega-cap restano solidi, ma il contributo marginale alla crescita complessiva degli utili arriva sempre più da settori e capitalizzazioni che nel 2025 erano rimasti ai margini.
Questo cambiamento è già visibile nelle revisioni delle stime. Le aspettative sui grandi titoli tecnologici appaiono più stabili, mentre quelle sul resto del mercato hanno iniziato a migliorare nella seconda metà del 2025, suggerendo che la narrativa stia lentamente cambiando.
Una seduta che sembra un’anteprima
In questo quadro, la seduta analizzata appare meno come un’anomalia e più come una possibile anteprima. Quando il mercato è caro e fortemente concentrato, la prosecuzione lineare del trend sui leader diventa sempre più difficile. Basta un catalyst macro, politico o settoriale perché gli investitori inizino a riallocare capitale verso aree con maggiore leva operativa e maggiore spazio di rivalutazione.
Il rimbalzo dell’energia, la tenuta dei settori ciclici e le prese di profitto su tecnologia e farmaceutico sono coerenti con il comportamento di un investitore che sta iniziando ad allargare il campo di gioco.
Rischi, volatilità e implicazioni operative
Questo scenario non implica un 2026 privo di rischi. Al contrario, la volatilità è parte integrante del quadro. Valutazioni elevate, tassi reali ancora restrittivi e un contesto geopolitico instabile rendono probabili fasi di correzione anche all’interno di un trend rialzista.
Proprio per questo, la gestione del rischio e del timing diventa cruciale. Le implicazioni operative possono essere sintetizzate in tre punti: puntare sull’allargamento del mercato, mantenere un approccio selettivo sull’Intelligenza Artificiale e sfruttare la volatilità come opportunità tattica, piuttosto che subirla.
Conclusione
La domanda finale resta aperta: questa strategia funzionerà davvero? La risposta dipende da due condizioni. La prima è che la crescita degli utili si allarghi effettivamente oltre le mega-cap. La seconda è che la volatilità resti gestibile e non degeneri in uno shock sistemico.
In questo senso, la seduta osservata può essere letta come un test del mercato. Un segnale che gli investitori sono pronti a ruotare quando emergono catalyst credibili e quando i multipli sui leader iniziano a rappresentare un vincolo. Il 2026 potrebbe non essere l’anno in cui i grandi vincitori smettono di guidare, ma l’anno in cui smettono di guidare da soli.
Glossario
Grande Rotazione
Processo di riallocazione dei capitali all’interno del mercato azionario, in cui gli investitori spostano l’esposizione da settori o titoli già molto performanti verso aree rimaste indietro, spesso con multipli più bassi e maggiore leva ciclica.
Rotazione settoriale
Movimento interno al mercato in cui alcuni settori vengono venduti mentre altri vengono acquistati, senza che vi sia necessariamente una riduzione complessiva del rischio (risk-off).
Mercato a due velocità
Situazione in cui una parte ristretta dell’indice (tipicamente mega-cap growth) traina performance e utili, mentre il resto del mercato resta indietro.
Partecipazione del mercato
Ampiezza della crescita: misura quanto la performance e la crescita degli utili siano diffuse tra molti titoli e settori, anziché concentrate su pochi leader.
Multipli compressi
Valutazioni basse rispetto alla storia o al mercato complessivo (es. P/E, EV/EBITDA), spesso associate a settori trascurati o ciclici in fase iniziale di recupero.
Leva operativa
Capacità di un’azienda o settore di trasformare piccoli miglioramenti nei ricavi in aumenti più che proporzionali degli utili.
Catalyst
Evento macro, politico, settoriale o aziendale in grado di modificare rapidamente le aspettative degli investitori e innescare movimenti di mercato.
Abilitatori dell’Intelligenza Artificiale
Società che forniscono l’infrastruttura tecnologica dell’AI (chip, data center, cloud), protagoniste della prima fase del ciclo.
Adottatori dell’Intelligenza Artificiale
Aziende che utilizzano l’AI per migliorare produttività, efficienza e margini, beneficiando indirettamente della diffusione della tecnologia.
Crescita diffusa degli utili
Scenario in cui l’aumento degli utili non è più concentrato su poche società, ma si estende a settori e capitalizzazioni più ampie.
Volatilità strutturale
Presenza di oscillazioni frequenti e intense dei prezzi, anche all’interno di un trend di fondo rialzista.