La stagione delle trimestrali sta volgendo al termine e con essa si sta esaurendo il flusso di notizie aziendali che ha guidato il mercato nelle ultime settimane.
Per gran parte del secondo trimestre gli investitori hanno guardato soprattutto ai singoli titoli: risultati trimestrali, revisioni degli analisti, semiconduttori, intelligenza artificiale e quantum computing.
Ora però il centro dell’attenzione potrebbe spostarsi su un tema più grande e meno comodo: il ritorno del rischio inflattivo e la pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari.
Il dilemma per l’investitore è chiaro: continuare a inseguire l’euforia tecnologica oppure riconoscere che il terreno sotto i prezzi azionari sta diventando più fragile?
La tecnologia continua a guidare il mercato
Nelle ultime settimane il mercato ha continuato a premiare tutto ciò che è collegato alla crescita tecnologica.
L’intelligenza artificiale, la domanda di chip, le infrastrutture di calcolo e i semiconduttori personalizzati hanno sostenuto il comparto tech anche nelle giornate in cui il quadro obbligazionario peggiorava.
Marvell ha aggiornato i massimi a 52 settimane, ARM ha toccato nuovi massimi storici e il segmento del quantum computing ha registrato rialzi molto forti dopo l’annuncio di un pacchetto governativo statunitense da 2 miliardi di dollari.
Il mercato sta leggendo questi investimenti pubblici come una validazione strutturale del settore. Il rischio, però, è che l’entusiasmo diventi indiscriminato.
Quando il capitale pubblico entra in settori ancora poco maturi, gli investitori tendono spesso ad anticipare scenari futuri molto favorevoli. In alcuni casi questo può essere giustificato. In altri, può trasformarsi in euforia.
Il rischio che il mercato sta sottovalutando
Mentre la tecnologia continua a correre, il quadro macroeconomico si sta facendo più complesso.
Il tema principale è l’inflazione.
Il picco inflattivo post-pandemico poteva essere considerato un evento eccezionale. Ma un secondo picco, alimentato da energia, guerra e tensioni sulle catene di fornitura, rischia di assumere un significato diverso.
Le pressioni arrivano da più fronti:
- rincari energetici;
- tensioni nello Stretto di Hormuz;
- aumento dei costi di trasporto;
- rincari su carburanti e fertilizzanti;
- nuove difficoltà nelle catene di approvvigionamento;
- maggiore spesa pubblica per sussidi e interventi emergenziali.
Il rischio è che l’inflazione non sia più solo un problema temporaneo, ma una componente più persistente del nuovo scenario economico.
Il messaggio del mercato obbligazionario
Il mercato obbligazionario sta inviando un segnale importante.
I rendimenti a lungo termine dei titoli di Stato del G7 sono saliti su livelli molto elevati. Questo significa che gli investitori chiedono una remunerazione maggiore per prestare denaro ai governi.
Il motivo è semplice: se l’inflazione resta alta, chi compra obbligazioni vuole essere compensato per il rischio di perdere potere d’acquisto.
Questo crea un problema rilevante per gli Stati, perché il debito pubblico è già molto alto.
Più salgono i tassi, più aumenta il costo del debito. Più aumenta il costo del debito, più diventa difficile per i governi mantenere la spesa sotto controllo. E più il mercato percepisce fragilità fiscale, più tende a chiedere rendimenti elevati.
È un circolo potenzialmente pericoloso.
Debito pubblico e tassi alti
Il tema del debito pubblico è centrale.
Secondo le proiezioni citate nel testo, il debito complessivo del G7 potrebbe muoversi verso il 135% del PIL entro il 2031, con gli Stati Uniti verso il 150% e il Giappone su livelli ancora più elevati.
Questo significa che il sistema è molto più sensibile ai tassi di interesse rispetto al passato.
Quando il debito è basso, un aumento dei rendimenti è gestibile. Quando il debito è molto elevato, ogni punto percentuale in più può diventare un problema enorme per i bilanci pubblici.
Il messaggio degli investitori è chiaro: se i governi vogliono rendimenti più bassi, devono dimostrare maggiore disciplina nella spesa.
Il paradosso dell’intelligenza artificiale
Uno degli aspetti più interessanti è il paradosso legato all’intelligenza artificiale.
Nel medio-lungo periodo, l’AI potrebbe aumentare la produttività, migliorare l’efficienza delle imprese e contribuire a ridurre le pressioni sui prezzi.
Nel breve periodo, però, potrebbe fare l’opposto.
La corsa all’AI richiede enormi investimenti in data center, chip, memoria, energia e infrastrutture. Questa domanda intensa può spingere al rialzo i prezzi di diversi beni tecnologici, dai componenti elettronici ai computer.
In altre parole, lo stesso boom tecnologico che sostiene le Borse potrebbe contribuire a mantenere alta l’inflazione.
E se l’inflazione resta alta, i rendimenti obbligazionari potrebbero rimanere elevati. Ma rendimenti elevati sono proprio uno dei principali rischi per le valutazioni dei titoli tecnologici.
È qui che nasce il cortocircuito.
Perché i rendimenti alti pesano sui titoli growth
I titoli tecnologici, soprattutto quelli considerati “growth”, vengono valutati sulla base degli utili attesi in futuro.
Quando i rendimenti salgono, quei profitti futuri valgono meno oggi.
È un principio finanziario molto semplice: più alto è il costo del denaro, più basso è il valore attuale dei flussi di cassa futuri.
Per questo motivo i titoli growth sono particolarmente sensibili ai tassi di interesse.
Eppure, negli ultimi mesi, Nasdaq e rendimenti a lungo termine sono saliti insieme. Questa divergenza è il cuore del problema: il mercato azionario sta ignorando il segnale della curva obbligazionaria oppure ha ragione a credere che l’intelligenza artificiale cambierà le regole del gioco?
La domanda chiave per l’investitore
La domanda centrale di fine maggio è questa:
la recente tregua sui rendimenti è l’inizio di una vera fase di disinflazione oppure solo una pausa temporanea all’interno di un trend più complesso?
Se l’inflazione dovesse rientrare, il comparto tecnologico potrebbe continuare a beneficiare della narrativa positiva legata ad AI, semiconduttori e quantum computing.
Se invece l’inflazione restasse più persistente del previsto, i rendimenti potrebbero rimanere alti più a lungo e costringere il mercato a rivedere le valutazioni dei titoli growth.
Il problema non è stabilire se l’intelligenza artificiale sarà importante. Probabilmente lo sarà.
Il punto è capire se i prezzi attuali incorporano abbastanza il rischio di uno scenario meno favorevole.
La tesi positiva esiste
È importante riconoscere anche la tesi opposta.
Non tutti gli economisti prevedono un nuovo shock inflattivo paragonabile a quello post-Covid o agli anni Settanta. Alcuni indicatori di mercato non segnalano ancora un’esplosione delle aspettative di inflazione di lungo periodo.
Inoltre, un rallentamento dell’economia potrebbe raffreddare la domanda e ridurre le pressioni sui prezzi.
C’è poi la grande tesi positiva sull’intelligenza artificiale: se l’AI diventerà davvero un grande motore di produttività, allora potrebbe aumentare la capacità produttiva dell’economia, migliorare i margini delle imprese e rendere sostenibili valutazioni oggi molto elevate.
Il punto, però, è che il mercato sembra già scommettere molto su questo scenario favorevole.
Conclusione
Il dilemma dell’investitore di fine maggio nasce da una forte asimmetria.
Da un lato c’è una narrativa tecnologica molto potente: intelligenza artificiale, quantum computing, semiconduttori, investimenti pubblici e privati, crescita futura.
Dall’altro lato c’è un mercato obbligazionario che segnala un rischio diverso: inflazione più persistente, rendimenti più alti e costo del capitale più elevato.
Il rischio non è che la tecnologia smetta di essere importante.
Il rischio è che il mercato stia pagando prezzi molto alti per lo scenario migliore, lasciando poca protezione nel caso in cui lo scenario macroeconomico si rivelasse meno favorevole.
Per l’investitore, quindi, il punto non è scegliere tra ottimismo e pessimismo.
Il punto è gestire l’asimmetria: capire quanto dello scenario positivo sia già nei prezzi e quanta fragilità resti nascosta sotto la superficie.
Glossario
Trimestrali
Risultati economici pubblicati dalle società quotate ogni tre mesi. Possono influenzare fortemente l’andamento dei singoli titoli.
Titoli growth
Azioni di società valutate soprattutto sulla base della crescita futura attesa. Sono spesso più sensibili ai tassi di interesse.
Rendimenti obbligazionari
Il rendimento richiesto dagli investitori per detenere obbligazioni. Quando salgono, aumenta il costo del denaro per Stati, imprese e famiglie.
Inflazione vischiosa
Inflazione che fatica a scendere anche quando l’economia rallenta o le banche centrali mantengono tassi elevati.
Quantum computing
Tecnologia di calcolo avanzata basata sui principi della fisica quantistica. È considerata promettente, ma ancora in fase iniziale dal punto di vista commerciale.
Supply chain
Catena di produzione e distribuzione di beni e componenti. Quando si blocca o rallenta, può contribuire all’aumento dei prezzi.
Breakeven inflation
Indicatore di mercato che misura le aspettative di inflazione futura implicite nei prezzi delle obbligazioni.
Costo del capitale
Il rendimento minimo richiesto dagli investitori per finanziare un’impresa o un progetto. Quando sale, le valutazioni finanziarie tendono a comprimersi.