La chiusura del carry trade sullo yen: il nuovo rischio sistemico che i mercati non possono ignorare

Per anni il denaro “quasi gratis” dallo yen ha alimentato tecnologia, crypto e mercati globali. Ora quella diga si sta incrinando.

  • Il carry trade sullo yen è stato una delle principali fonti di liquidità globale degli ultimi anni.
  • La normalizzazione dei tassi in Giappone rende questa strategia molto meno conveniente, se non addirittura pericolosa.
  • La chiusura forzata delle posizioni (vendita di asset globali e riacquisto di yen) può generare volatilità e stress di mercato.
  • Oggi il vero rischio sistemico non è solo inflazione o Fed, ma la politica monetaria giapponese e il rimpatrio dei capitali.

Cos’è il carry trade sullo yen (e perché è stato così importante)

Per capire il rischio attuale, dobbiamo partire dalla meccanica del carry trade:

  1. Mi indebito in yen a tassi quasi pari a zero.
  2. Converto quegli yen in dollari o altre valute.
  3. Investo in asset più redditizi:
    • azioni tecnologiche americane
    • obbligazioni dei Paesi emergenti
    • criptovalute
    • altri strumenti ad alto rendimento

Finché:

  • i tassi in Giappone restavano a zero
  • e lo yen si indeboliva gradualmente

questa strategia sembrava quasi “priva di rischio”.
La Banca del Giappone (BoJ) ha agito per anni come fornitore silenzioso di liquidità globale, mantenendo:

  • rendimenti molto bassi
  • una curva dei tassi compressa
  • una valuta debole che incentivava l’indebitamento in yen

È anche grazie a questo “denaro a basso costo” che abbiamo visto:

  • valutazioni elevate sui mercati azionari
  • volatilità compressa
  • una costante e aggressiva ricerca di rendimento.

Cosa è cambiato: la frattura nel paradigma

Negli ultimi mesi, qualcosa si è incrinato.
La BoJ ha iniziato un processo di normalizzazione:

  • la parte breve della curva è salita oltre l’1%
  • il decennale si è avvicinato all’area 1,9%
  • le scadenze molto lunghe (30–40 anni) sono sui massimi storici dei rendimenti

Contestualmente, la comunicazione del governatore Ueda è risultata più restrittiva di quanto il mercato fosse pronto a digerire.

Con queste mosse:

  • il costo del finanziamento in yen non è più trascurabile
  • lo yen ha smesso di indebolirsi e ha iniziato a rafforzarsi

Ed è qui che l’equazione del carry trade si capovolge.

Quando il carry trade smette di funzionare (e diventa un problema)

Il punto critico è semplice:

  • Se mi finanzio in yen e lo yen si rafforza,
  • il mio debito in valuta diventa più costoso da rimborsare.

In pratica:

  • il costo della posizione aumenta
  • il vantaggio valutario evapora
  • la leva finanziaria diventa un fattore di rischio, non più un moltiplicatore di rendimento

A questo punto la chiusura del carry trade non è più una scelta tattica, ma spesso una necessità:

  1. Vendo gli asset che ho comprato (azioni, bond, crypto…)
  2. Con i proventi riacquisto yen
  3. Chiudo il debito in valuta

Questa dinamica può alimentarsi da sola:

  • margin call su posizioni a leva
  • stress sulla liquidità
  • accelerazione della volatilità

I primi segnali: Treasury, tecnologia e crypto sotto pressione

Gli effetti si stanno già manifestando in diverse asset class.

1. Treasury americani

Si è vista una risalita anomala dei rendimenti dei Treasury:

  • avvenuta nonostante dati macro deboli

Questo è un segnale forte:

gli investitori giapponesi stanno vendendo Treasury per riportare capitali a casa.

2. Azionario USA e settore tecnologico

Tassi globali più alti significano:

  • tasso di sconto maggiore
  • quindi valutazioni più compresse, soprattutto per:
  • tecnologia
  • titoli legati all’Intelligenza Artificiale
  • società con utili attesi lontani nel tempo (alta “duration finanziaria”)

Questi settori, che hanno beneficiato per anni di:

  • liquidità abbondante
  • tassi bassi
  • multipli espansi

sono oggi i più sensibili al ritiro di liquidità.

3. Criptovalute

Il mercato crypto, e in particolare il Bitcoin, è da sempre un barometro avanzato nei momenti di:

  • riduzione della leva
  • aumento del rischio sistemico

La recente discesa di circa il 30% dai massimi è un chiaro segnale di:

  • deleveraging
  • maggiore prudenza da parte degli investitori

Il contesto di fondo: divergenza tra Fed e BoJ

Ciò che rende questa fase particolarmente delicata è la divergenza di politica monetaria:

  • Fed: si prepara a tagliare i tassi
  • BoJ: si muove in direzione opposta, verso una maggiore restrizione

Il differenziale dei tassi USD–JPY, che per anni ha giustificato il carry trade, oggi:

  • si sta comprimendo
  • rischia persino di azzerarsi

Questo:

  • riduce l’incentivo a fare carry trade
  • aumenta la probabilità di rafforzamento dello yen
  • spinge gli investitori giapponesi a riportare capitali “a casa”

Paradossalmente, anche se la Fed tagliasse i tassi:

  • le vendite giapponesi di Treasury potrebbero mantenere elevati i rendimenti sulla parte lunga della curva
  • rendendo meno efficace l’allentamento delle condizioni finanziarie americane

I due scenari di fronte al mercato

Possiamo semplificare gli scenari possibili in due grandi vie:

Scenario 1 – “Aggiustamento ordinato”

  • La BoJ procede con rialzi graduali e ben comunicati
  • Il mercato si adegua senza shock violenti
  • L’azionario americano:
    • può correggere in modo moderato
    • ma mantiene la struttura rialzista di fondo
  • I settori difensivi e i titoli a bassa leva mostrano maggiore resilienza
  • La tecnologia attraversa una fase di digestione: meno euforia, più selezione

Scenario 2 – “Shock disordinato”

  • La curva giapponese perde equilibrio
  • Il decennale JGB rompe in modo convinto area 2%
  • Si innesca un vero e proprio shock di liquidità globale:
    • vendite forzate su Nasdaq
    • correzioni violente su Bitcoin
    • presa di profitto su tutte le asset class ad alto beta
  • Il rischio non è più una semplice correzione fisiologica, ma:
    • un disordine del sistema finanziario
    • simile ad altri episodi storici di riduzione della leva globale
  • Le banche centrali sarebbero costrette a intervenire:
    • non tanto per stimolare l’economia
    • ma per stabilizzare il mercato obbligazionario

I 4 barometri da tenere d’occhio

Per capire quale scenario stiamo imboccando, gli indicatori chiave sono pochi ma molto chiari:

1. Decennale giapponese (JGB 10Y)

  • Sotto 1,90% → tensioni più contenute
  • Sopra 2,00% in modo deciso → segnale d’allarme

2. Cambio USD/JPY

  • Un rapido movimento di rafforzamento dello yen (verso area 150 o sotto)
  • indica una chiusura accelerata del carry trade

3. Spread tra Treasury USA e JGB

  • Se continua a comprimersi,
  • il rimpatrio del capitale giapponese è probabilmente in corso e prosegue

4. Bitcoin e mercato crypto

  • Nuove fasi di debolezza importanti
  • possono anticipare una ulteriore rimozione di leva dal sistema

Conclusioni: il nuovo volto del rischio sistemico

La volatilità che vediamo oggi sui mercati non è solo “rumore di fondo”:

  • è il riflesso meccanico di un cambio di regime nella politica monetaria globale.

Per anni il sistema ha vissuto su:

  • liquidità abbondante
  • tassi bassi in Giappone
  • yen debole che ha alimentato il carry trade

Oggi il paradigma è diverso:

  • il Giappone non è più solo la “periferia” della politica monetaria globale
  • ma rischia di esserne il nuovo epicentro di rischio

Il punto chiave è semplice: il nuovo rischio sistemico non è soltanto l’inflazione, né la tempistica dei tagli della Fed.
È la politica monetaria giapponese e lo smantellamento graduale (o improvviso) del carry trade sullo yen.


Glossario

Carry trade
Strategia in cui un investitore prende a prestito in una valuta con tassi bassi (es. yen) e investe in asset in una valuta con tassi più alti, guadagnando sulla differenza di rendimento.

BoJ (Bank of Japan)
La Banca Centrale del Giappone, responsabile della politica monetaria giapponese.

JGB (Japanese Government Bonds)
I titoli di Stato giapponesi. Il loro rendimento è un indicatore chiave della politica monetaria e della percezione di rischio sul Giappone.

Rimpatrio di capitali
Rientro dei capitali investiti all’estero verso il Paese di origine (in questo caso il Giappone), spesso dovuto a cambiamenti nei tassi o nel rischio percepito.

Duration finanziaria
Misura della sensibilità di un titolo (soprattutto obbligazionario, ma per estensione anche azionario) alle variazioni dei tassi di interesse. Più è alta, più il titolo soffre quando i tassi salgono.

Alto beta
Titoli o asset che si muovono più del mercato: salgono di più nelle fasi rialziste ma scendono di più nelle fasi di correzione.

Deleveraging
Processo di riduzione della leva finanziaria, in cui investitori e istituzioni riducono il debito e chiudono posizioni rischiose.