In attesa del CPI americano: un centesimo può decidere Fed e mercati

Il mercato finanziario è in attesa di uno dei dati più importanti delle ultime settimane: l’inflazione americana di agosto.

Un dato che potrebbe avere conseguenze immediate sulla prossima decisione della Federal Reserve.

Il paradosso è curioso. Nel 2025 Kevin Warsh criticava apertamente l’eccessiva “dipendenza dai dati” della Fed, sostenendo che una banca centrale non dovrebbe prendere decisioni sulla base di pochi decimali di statistiche economiche soggette a revisioni.

Oggi Warsh guida proprio la Federal Reserve e il prossimo movimento sui tassi potrebbe dipendere letteralmente da pochi centesimi di punto percentuale.

Il confine tra Fed ferma e rialzo dei tassi

Il mercato ha semplificato lo scenario in modo piuttosto netto.

Se il CPI core, cioè l’inflazione al netto di energia e alimentari, dovesse crescere dello:

  • 0,2% mensile, la Fed potrebbe lasciare i tassi invariati;
  • 0,3% mensile, aumenterebbe sensibilmente la probabilità di un rialzo di 25 punti base.

Dopo gli ultimi dati sui prezzi alla produzione, un mercato del lavoro ancora solido e il petrolio WTI nuovamente sopra quota 100 dollari, il mercato attribuisce ormai una probabilità superiore al 70% a un nuovo rialzo.

La logica della Fed appare quindi abbastanza semplice: se l’inflazione continua a rallentare si può attendere, mentre un nuovo surriscaldamento dei prezzi richiederebbe un intervento.

Cosa si aspetta il mercato dal CPI

Per l’inflazione generale le attese indicano:

  • +0,4% mensile, dopo il +0,1% di luglio;
  • +3,4% annuo, sostanzialmente stabile.

L’aumento dovrebbe essere legato soprattutto alla benzina, tornata a crescere con forza.

Più importante sarà però il dato core.

Le previsioni indicano:

  • +0,2% mensile;
  • +2,4% annuo, dal precedente 2,5%.

Se confermato, sarebbe il livello più basso dal marzo 2021.

Anche i mercati previsionali sembrano puntare su questo scenario, con una probabilità maggiore di una sorpresa al ribasso rispetto a una sorpresa particolarmente negativa sul fronte inflazione.

La partita si gioca nei millesimi

Il vero problema è che il dato pubblicato viene arrotondato.

Uno 0,2% può quindi nascondere valori piuttosto diversi.

Alcune stime vedono il CPI core intorno al +0,21%, mentre altre arrivano fino a circa +0,24%.

Una differenza apparentemente minima, ma sufficiente per avvicinare pericolosamente il dato alla soglia dello 0,3%.

Non sorprende quindi che alcuni economisti abbiano ammesso di stare lavorando letteralmente “sui millesimi”.

Dove potrebbe nascere la sorpresa

Sono soprattutto quattro le componenti da monitorare.

Casa

La componente abitativa rimane la più importante all’interno del CPI.

Affitti e affitto figurativo dei proprietari sono attesi in rallentamento verso +0,22/+0,23%, dal +0,26% di luglio.

È uno dei principali fattori che potrebbero mantenere sotto controllo il dato core.

Biglietti aerei

Il rincaro del carburante potrebbe invece produrre un forte aumento dei prezzi dei voli.

Le stime indicano circa un:

+4% mensile

Una voce volatile ma sufficientemente importante da influenzare il risultato complessivo.

Automobili

Sull’auto usata le stime sono meno concordi.

Alcuni analisti prevedono un aumento vicino allo 0,5%, mentre altri si aspettano prezzi sostanzialmente stabili.

Anche in questo caso pochi decimi possono risultare decisivi.

Beni core

Particolare attenzione viene rivolta anche ai beni al netto delle componenti più volatili.

Sono attesi in crescita dello:

+0,3%

contro il +0,2% di luglio.

Potrebbero rappresentare i primi segnali della trasmissione ai consumatori dei rincari delle materie prime provocati dalle tensioni geopolitiche.

Anche le componenti minori possono fare la differenza

Quando il mercato guarda ai centesimi, anche categorie apparentemente secondarie diventano importanti.

Tra i fattori potenzialmente inflazionistici troviamo:

  • l’aumento dei prezzi delle console Xbox;
  • i maggiori costi dei computer;
  • eventuali pressioni sui servizi sanitari;
  • il comportamento dei prezzi dei telefoni cellulari.

Al contrario, potrebbero contribuire a contenere il dato:

  • i farmaci, grazie alla maggiore pressione sui prezzi;
  • gli hotel;
  • l’abbigliamento.

Singolarmente sono componenti minori, ma sommate possono spostare il CPI di quel centesimo capace di cambiare la lettura del mercato.

Come potrebbe reagire Wall Street

Una grande banca d’affari americana ha costruito una vera e propria mappa della possibile reazione dell’S&P 500.

CPI core mensilePossibile reazione S&P 500
Oltre 0,30%da -1,5% a -2,5%
Tra 0,25% e 0,30%fino a circa -1%
Tra 0,20% e 0,25%da +0,5% a +1,25%
Sotto 0,20%fino a circa +2%

Secondo le probabilità attribuite ai diversi scenari, nel 65% dei casi la reazione dell’azionario potrebbe essere positiva.

Perché Wall Street resta relativamente ottimista

Il motivo è soprattutto legato al posizionamento degli investitori.

Molti operatori sono ancora relativamente prudenti e quindi esiste spazio per aumentare l’esposizione al rischio.

Gli hedge fund hanno già iniziato ad incrementare le posizioni e, qualora la Fed decidesse di restare ferma, potrebbero tornare ad acquistare con maggiore decisione.

I comparti favoriti potrebbero essere soprattutto:

  • tecnologia;
  • titoli momentum;
  • settori ciclici.

Le opzioni sull’S&P 500 stanno però prezzando un movimento di circa ±1%.

Questo significa che gli scenari estremi, con oscillazioni comprese tra il 2% e il 2,5%, potrebbero essere ancora poco coperti dagli investitori.

Il vero rischio: non settembre, ma i rialzi successivi

Il rischio maggiore non sarebbe un CPI leggermente superiore alle attese.

Un dato particolarmente caldo potrebbe invece modificare le aspettative anche sulle riunioni successive della Federal Reserve.

Il mercato potrebbe iniziare a prezzare nuovi interventi anche nei mesi di:

  • ottobre;
  • dicembre.

In quel caso non cambierebbe soltanto la prossima decisione della Fed, ma l’intera traiettoria attesa della politica monetaria.

Obbligazioni: il quadro resta più complesso

Sul mercato obbligazionario il clima è decisamente meno favorevole.

Il rendimento del Treasury americano a dieci anni ha recentemente raggiunto nuovi massimi relativi.

Anche con un CPI core vicino allo 0,20%, molti operatori ritengono difficile assistere a un forte recupero delle obbligazioni nel breve periodo.

Il mercato incorpora circa due rialzi e mezzo dei tassi nell’attuale ciclo monetario e pochi investitori ritengono plausibile andare molto oltre.

Per questo motivo una delle strategie più considerate resta quella di approfittare di eventuali aumenti dei rendimenti per acquistare soprattutto la parte breve della curva obbligazionaria.

Dollaro sotto pressione

Anche il mercato valutario potrebbe reagire in maniera significativa.

Il dollaro, vicino ai minimi degli ultimi quattro mesi, presenta una dinamica piuttosto asimmetrica.

Un CPI debole o semplicemente in linea con le attese potrebbe provocare un ulteriore indebolimento.

Un dato particolarmente caldo potrebbe invece sostenere temporaneamente la valuta americana, ma senza necessariamente cambiare il trend di fondo.

Da monitorare anche lo yen, soprattutto per il possibile impatto delle operazioni di carry trade.

Lo scenario centrale

Lo scenario considerato più probabile resta quello di un CPI core compreso tra:

+0,20% e +0,25%

Un risultato sufficientemente moderato da consentire alla Fed di restare ferma e, contemporaneamente, creare le condizioni per una reazione positiva del mercato azionario.

Il problema è che il margine di sicurezza è estremamente ridotto.

La differenza tra una giornata positiva e una correzione significativa potrebbe dipendere letteralmente da un centesimo di punto percentuale.

In sintesi

Il mercato sembra preparato soprattutto allo scenario centrale:

CPI core contenuto → Fed ferma → azionario favorito.

Un dato superiore allo 0,25% inizierebbe invece a complicare lo scenario, mentre un’inflazione superiore allo 0,30% potrebbe riportare rapidamente al centro del dibattito nuovi rialzi dei tassi.

Ed è forse questo il paradosso più interessante.

Kevin Warsh aveva criticato per anni una politica monetaria eccessivamente concentrata sui decimali dei dati economici.

Oggi, alla guida della Federal Reserve, potrebbe trovarsi a prendere una delle decisioni più importanti proprio sulla base della terza cifra dopo la virgola.


Glossario

CPI – Consumer Price Index
È l’indice dei prezzi al consumo statunitense. Misura come cambia nel tempo il prezzo di un paniere di beni e servizi acquistati dalle famiglie ed è uno dei principali indicatori utilizzati per valutare l’inflazione.

CPI Core
È il CPI calcolato escludendo energia e alimentari, due componenti particolarmente volatili. Viene osservato con attenzione dalla Federal Reserve perché aiuta a individuare le pressioni inflazionistiche più persistenti.

Federal Reserve – Fed
È la banca centrale degli Stati Uniti. Tra i suoi compiti principali vi sono il controllo dell’inflazione, il sostegno all’occupazione e la gestione della politica monetaria attraverso strumenti come i tassi d’interesse.

Punti base
Unità utilizzata per indicare variazioni dei tassi di interesse. 100 punti base corrispondono all’1%. Un rialzo di 25 punti base equivale quindi a un aumento dello 0,25%.

WTI – West Texas Intermediate
Uno dei principali riferimenti internazionali per il prezzo del petrolio. Le sue variazioni possono incidere sull’inflazione attraverso il costo dei carburanti, dei trasporti e dell’energia.

Treasury USA
Titoli di Stato emessi dal governo americano. Il rendimento del Treasury a 10 anni è uno dei riferimenti più importanti per i mercati finanziari globali.

Curva dei rendimenti
Rappresenta i rendimenti delle obbligazioni con diverse scadenze. La parte breve riguarda generalmente i titoli con durata più contenuta, mentre la parte lunga comprende quelli con scadenze maggiori.

Hedge fund
Fondi di investimento caratterizzati da strategie generalmente più flessibili rispetto ai fondi tradizionali. Possono utilizzare leva finanziaria, derivati, posizioni long e short e strategie più complesse.

Momentum
Strategia di investimento che tende a privilegiare titoli o settori che stanno mostrando una forte tendenza positiva, nell’ipotesi che il movimento possa continuare nel breve-medio periodo.

Titoli ciclici
Azioni di società i cui risultati tendono a essere particolarmente legati all’andamento dell’economia, come industriali, automobilistiche, materie prime e alcuni segmenti finanziari.

Opzioni
Strumenti finanziari derivati che conferiscono il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare o vendere un’attività a determinate condizioni. Vengono utilizzate anche per proteggere i portafogli o scommettere sulla volatilità.

Volatilità
Misura l’ampiezza delle oscillazioni del prezzo di un’attività finanziaria. Maggiore è la volatilità, maggiore è l’intensità dei movimenti di mercato.

Carry trade
Strategia valutaria che consiste nel finanziarsi in una valuta con tassi di interesse relativamente bassi per investire in attività denominate in valute con rendimenti superiori. Un improvviso cambio delle aspettative sui tassi può provocare rapide chiusure di queste operazioni.

Dato “caldo” sull’inflazione
Espressione utilizzata sui mercati per indicare un dato sull’inflazione superiore alle attese o comunque sufficientemente elevato da aumentare il rischio di una politica monetaria più restrittiva.

Politica monetaria restrittiva
Politica con cui una banca centrale cerca di frenare l’inflazione, generalmente aumentando i tassi di interesse o mantenendoli elevati per un periodo più lungo.